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Pigna in ceramica artistica, macchiata arancio 

Categoria: Pigna
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  • Pigna in ceramica artistica macchita arancio.

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    La Pigna è un simbolo che ripercorre molto spesso l'architettura romana e che è rimasto infiltrato anche nel simbolismo cattolico. Il significato più chiaro che possiamo trovare è quello che la associa allo "0", quindi all'uovo cosmico, alla nascita, al principio; vedasi ovviamente il simbolismo riferito ad Eostre, al coniglio e alla tradizione greco-romana di regalare uova colorate. In questo frangente troviamo in primis la pigna tra le mani di Shamash, il dio babilonese, nella tavoletta ospitata al Louvre, mentre pare offrirla ai suoi attendenti, che portano un capretto e un disco solare. Ma lo troviamo anche nella tavola del palazzo di Assurbanipal risalente al 850 a.c. che mostrava l'albero della vita.
    In questo caso quindi il significato della pigna è legato all'eternità e all'immortalità. L'abete infatti (il tipo di pigna rappresentata è quella più snella e appuntita che viene prodotta da questo albero) è un sempreverde, ossia un tipo di conifera che non perde le foglie e non ingiallisce nel corso dell'anno.
    E questo tipo di significato è chiaramente riconducibile al natale e all'albero tipico che viene addobbato in quella festività di stampo pagano. Nel'estremo nord Europa, dove la notte e il giorno durano rispettivamente sei mesi, avviene una vera e propria "nascita" del sole. Quando per la prima volta dopo mesi l'alba si alza sul mondo freddo e innevato, i raggi passano tra i rami degli alberi carichi di ghiaccioli facendoli splendere come luci. Per questo motivo l'albero di Natale viene ancora adesso inghirlandato di luci, e la pigna, il suo frutto, è spesso un motivo ritornante tra le palline e gli addobbi.
    L'altro significato che troviamo è quello della fertilità, essendo colma di semi e anche per la sua stessa, peculiare forma ovoidale. Nei tempi antichi ovviamente abbondanza e fertilità erano le cose che si auguravano sempre (lo si fa ancora adesso, ma lo si fa senza pensarci nemmeno). La pigna era quindi simbolo delle divinità della terra, dei monti, degli alberi che permettevano la vita. Non per niente si trovano le pigne nei vecchi letti in ferro battuto, o in alcuni soprammobili in ceramica, soprattutto nel sud Italia. Servivano per augurare un matrimonio con figli sani e far sì che la camera da letto divenisse un luogo sacro e fertile.
    Come simbolo di fertilità e rinascita è stato anche preso in prestito dalla filosofia, per la nascita stessa della ragione e la fertilità della mente e delle idee. La pigna, associata quindi anche alla resina, all'ambra (che altro non è se non resina solidificata e che era sacra), alla durezza stessa del legno di pino, diventa quindi simbolo di resistenza, di sopravvivenza, di rinnovamento, di rinascita. La troviamo in cima al bastone di Dioniso, il tirso, intarsiato di Edera e Vite a rappresentare la fertilità e l'abbondanza. Interessante è anche l'analogia con il capretto che troviamo tra le braccia dell'attendente di Shamash, dato che il capretto è l'animale in cui Dioniso era stato trasformato da Zeus per sfuggire all'ira di Hera e nei baccanali veniva sacrificato e divorato a mani nude dalle menadi.
    Ma la pigna si trova anche sul bastone del sommo pontifex, e lo troviamo anche sui braccioli delle sedie nelle chiese, in netta connessione con Dioniso e il suo tirso, ma anche a tutti i re di Francia.
    Così come l'uovo è anche simbolo dell'anima, è facile trovare la pigna nei vecchi cimiteri, o sui cancelli di ingresso delle ville patrizie. E a questo proposito potrebbe rappresentare il nous, il terzo occhio, e in cima al bastone stesso essere così la spina dorsale umana sulla cui cima sorge la ghiandola pineale, la quale si credeva fosse la sede stessa dell'anima.
    La tradizione agreste vuole che sia di buon auspicio regalare delle pigne legate assieme da appendere sopra la porta di casa (anche i miei genitori ce l'hanno ancora.. e manco sanno come mai) affinché possano portare del bene alla famiglia che la abita.
    Il simbolo della pigna lo si trova anche nelle pratiche e negli scritti alchemici, ossia proprio in cima al caduceo. Secondo l'alchimia occidentale rappresentava i vari stadi di iniziazione. Quando questa era completa la pigna era rappresentata aperta e con delle ali spalancate, che raffiguravano quindi la ragione dell'intelletto che prendeva il volo. E qui troviamo ancora la stretta connessione con l'anima e con il tirso stesso di Dioniso, inerenti ai misteri dionisiaci e ai riti iniziatici. Tra l'altro i culti dionisiaci erano prettamente officiati da donne, chiamate appunto "Baccanti" o "Menadi" le quali, ebbre di vino, venivano presa da una frenesia di eccitazione tale da indurle a smembrare un capretto (sacro a Dioniso) a mani nude per mangiarne le carni crude durante i baccanali. Le feste, di tipo orgiastico prevedevano iniziazioni di tipo sessuale e non è da escludere che la funzione del Tirso fosse propriamente quella di sostituzione all'organo maschile per le baccanti che, essendo donne, ne erano sprovviste.
    La questione della pigna diventa peculiare quando la troviamo a Roma, nel IX rione, dedicato appunto a lei. In antichità una grossa pigna sorgeva da qualche parte nel rione, che nel 1200 si chiamava appuntodella Pigna e di San Marco. In seguito venne spostata in Vaticano e adesso si trova nel "Cortile della Pigna". Ora, nella piazza si trova una semplice fontana a forma di pigna a ricordare l'antico nome del rione, ma non è da escludere che sia un richiamo allo stesso caduceo o al tirso di Dioniso, il cui culto è sopravvissuto tra le mura della città per buona parte del 400 d.c, ed è stato tollerato quanto meno fino alla morte di Teodorico il Grande nel e del suo modo liberale di amministrare le leggi religiose nel 526; il tutto in netto contrasto con la Chiesa Cattolica.

     
     
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